Internet mi distrae e deconcentra ormai a livelli spaventosi: non riesco a scrivere e a studiare con continuità e concentrazione, ergo tornerò quando avrò ripreso in mano le redini della scrittura (avrò cioè progredito nella stesura di Hiken, de L’esca e terminato i due cap in sospeso delle due ff) e avrò ingranato lo studio delle lingue.
Besos a tutte! ^o^

PS: a proposito di ff, terminati NRSU e la Gatta Morta, mi dedicherò a tempo perso a quella su HnK iniziata molti mesi fa, dopodiché non ne scriverò più. ^_-

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E mi sono trovata meravigliosamente bene! E’ tutto merito dell’insegnate, una signora giapponese sposata a un italiano che parla molto bene la nostra lingua (è andata anche a scuola di italiano, è veramente cotta per la nostra cultura… °_°) e, più di tutto, è capace di spiegare, destreggiandosi splendidamente fra grammatica (f-a-c-i-l-e! *ç*), costruzione della frase, accenti, scrittura e usanze, ci siamo tutti divertiti un mondo, è stato magnifico! *___* E volete sapere una cosa? Se continua così, mi iscriverò anche l’hanno prossimo, altro che Istituto Giapponese di Cultura!

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Mi è venuto mal di gola, mal di orecchio destro, raffreddore. Mi sento come se avessi la febbre, anche se ho una temperatura inferiore ai 35°. Va da sé che non ho voglia di fare niente, anche perché spesso mi viene la nausea da vomito.
La Mediterranee è sparita di nuovo dopo avermi dato un libro da correggere la settimana scorsa, ne avrei uno di un’altra casa editrice su cui fare una prova di editing, ma è scritto troppo male per perderci ancora tempo (e comunque non l’hanno affidato a me direttamente, ma a un’amica che mi ha chiesto di collaborare con lei).
Ieri sera ho iniziato le lezioni di inglese per guida turistica, venerdì inizierò quelle di giapponese. Intanto sul sito della Provincia di Roma è uscito il ‘bando’ per presentare la domanda: scadenza 30 novembre, costo 100,00€ tondi. Mortacci vostra. Ovviamente inoltrare la domanda non è così facile come sembra, visto che bisogna allegare alla raccomandata dei documenti di cui non hanno ben specificato la natura: mi toccherà telefonare per chiedere lumi o andare direttamente a rompere le bolas, così ne approfitto per sentire gli orali. >_> Inizio a chiedermi se mi convenga fare domanda solo per l’inglese e non anche per lo spagnolo, come minimo: tanto prima di sostenere l’orale passerà un anno buono se non due, mentre il temino da allegare alla domanda – da inoltrare in italiano e in tutte le lingue di cui si vuole l’abilitazione – posso sempre farmelo tradurre al Cervantes, tanto lo farò anche con l’inglese (che bello avere amici archeologi americani! *_*)… Mmmm, non so cosa fare, da un parte temo di fallire la prova orale e compromettere il rilascio del patentino, dall’altra ampliare le lingue del suddetto mi costerebbe altri 100 se non 200 euro. u_u
Adesso dovrei mettermi a ripassare spagnolo, non mi va, ma oggi pomeriggio ho lezione, quindi DEVO: ho comprato la nuova grammatica in italiano? Adesso me la leggo, chediamine! è_é Su, Cri, un piccolo sforzo… ç___ç
La scrittura è aperta su più fronti, ovviamente: Hiken, L’esca, NRSU, La Gatta Morta. C’è chi, come Alfy, è arrivato a minacciarmi: dovrei dedicarmi solo alle storie originali. Ma c’è anche chi mi incita a terminare le ff a tutti i costi. Se seguissi solo l’ispirazione, dovrei tenere 4 doc word aperti insieme tutti i giorni…

L’Associazione Culturale Colonia Felina Torre Argentina (o Torre Argentina Cat Sanctuary) è stata ricavata in un minuscolo angolo di Largo Torre Argentina a Roma, proprio all’interno dell’area archeologica famosa per i templi di età repubblicana, già rifiugio di centinaia di gatti randagi (tutte le aree archeologiche di Roma sono dominio dei gatti, tanto che i calendari con i gatti fra le rovine romane sono fra i primi a spuntare a fine anno in ogni angolo del centro e da indurre il Comune a proteggere le colonie feline che vivono fra i ruderi).
L’Associazione, composta unicamente da volontari e sostenuta soltanto dalle donazioni private, è nata con lo scopo di vaccinare, sterilizzare ed eventualmente curare i gatti randagi, abbandonati, malati, feriti (alcuni sono arrivati addirittura dall’Aquila in seguito al terremoto di aprile, altri sono nati ciechi, o lo sono diventati, o hanno perso una zampa, o hanno contratto l’HIV felino o hanno sviluppato un tumore. Ramingo, povero amore, traballa tutto quando tenta di camminare, stenta a stare in piedi, a volte si trascina e mangia/gioca sdraiato, eppure fa sempre i suoi bisognini sulla carta del giornale. A quanto pare una neuropatia ha intaccato la sua capacità motoria, può vivere solo in ambienti spaziosi e senza curve).
L’obiettivo è quello di trovare una casa alla gran parte di loro, ovviamente, ma già riuscire a farli adottare a distanza sarebbe un grande successo. Ovviamente l’Associazione è ben felice di ricevere donazioni sotto forma di denaro, cibo, medicine, cucce, trasportini, coperte, giochini e quant’altro i gatti possono aver bisogno, anche fossero solo coccole. Per cercare di racimolare quanti più soldi possibili – le visite mediche e soprattutto gli interventi chirugici costano – hanno messo su un catshop veramente ricco: tazze, calendari, magliette, grembiuli, presine, magneti, gioiellini in argento, ecc. Nei due siti che ho segnalato non c’è praticamente nulla, in vendita, rispetto a quel che ho visto coi miei occhi: avrei guardato meglio e avrei quindi acquistato di più se solo avessimo avuto più tempo per visitare la struttura. Ci tornerò al più presto, quindi, per acquistare altri gadget/utensili – il ricavato è interamente devoluto ai bisogni della colonia – e per informarmi come posso aiutare l’Associazione, oltre ad addottare almeno un micio a distanza (l’adozione costa solo 15 euro al mese e si può interrompere in qualsiasi momento).
Io adoro i gatti da morire, se potessi ne adotterei realmente anche più di uno. Purtroppo, mia nonna ha già Puzzola, che oltre a essere adulto è geloso fino al midollo. Mia madre non ne vuole un altro e io non potrò adottare nemmeno uno, una volta che mi sarò trasferita nella casa nuova (l’anno prossimo): Alfy è diventato allergico al pelo dei gatti in seguito alla mononucleosi, fra le altre cose. ç_____ç
Ringrazio sentitamente Carla aka Breed107 che, venendo questo weekend a Roma, mi ha permesso di conoscere quest’Associazione, di cui ero del tutto all’oscuro, anche se aperta tutti i giorni da mezzogiorno alle 18,00.

I libri, ovviamente, una mania più subdola e quindi pericolosa delle scarpe. Le scarpe firmate costano tanto anche quando sono ultra scontate, è difficile pagarle poco, quanto scarpe ‘comuni’.
I libri, invece, no.
I libri sono lì che ti tentano in ogni modo possibile: con sconti continui, con copertine accattivanti, con prezzi modici, con una bella edizione rilegata. Quando poi ti imbatti nei negozi remainders – con sconti che arrivano anche al 70-80% – o in quelli che vendono libri usati, è finita.
Il problema è che, da quando è stato adottato l’euro, i prezzi – si sa – sono raddoppiati rispetto alla lira e senza un reale motivo. Già al tempo della lira un libro con copertina rigida con costava poco: 23 – 25,000 lire in media, per arrivare anche a 30 – 35,000. Un tascabile costava sulle 12 – 15,000 lire. Due sabati fa, Moira non ha resistito alla tentazione e di fronte all’ultimo romanzo di King – appena uscito in edizione rilegata – ha speso 23,90€ (46,000 lire circa).
Per farvi capire fino a che punto gli editori italiani hanno perso la testa nei confronti di un mercato che vede ben il 60% della popolazione leggere un solo libro l’anno e il 37% manco quello (dati del 2007), vi porto come esempio Alfy. Stufo di spendere troppi soldi per pubblicazioni che oltretutto sono spesso di scarsa qualità, si è rivolto ad Amazon.com, visto che l’inglese lo conosce talmente bene da poter leggere romanzi in lingua originale. Tempo fa ha comprato dunque su Amazon l’ultima opera di Tolkien, The Children of Hurin (in Italia I figli di Hurin). Per l’edizione rilegata con sovraccoperta, splendidi disegni e cartine ha speso circa 17,00$ – più o meno 12,00€: la metà del prezzo richiesto da noi per la stessa edizione (senza disegni). Per un vocabolario Turco – Inglese, Inglese – Turco ha speso circa 40,00$ (27,00€). Per un vocabolario, ci tengo a precisare, non un romanzo. Sì, ma ci sono le spese di spedizione, direte voi. Vero, però al di là del fatto che si può scegliere il tipo di spedizione, più libri compri più diventa conveniente acquistarli, visto che le spese di spedizione non cambiano sino a un determinato peso del pacco. Se poi spendete più di una certa cifra in libri, le spese di spedizione sono gratis. Avviene anche da noi: se su IBS spendi almeno 49,00€ le spese di spedizione (del corriere espresso) sono gratuite. Ma difficilmente gli sconti arriveranno al 50, 60, 70% come su Amazon, che dà la possibilità di acquistare anche libri usati per pochi dollari.
Così, quando vedo promozioni del tipo: 20% di sconto sugli Oscar Mondadori, 30% di sconto sulle edizioni Tea, sì, gioisco, ma subito dopo penso: il 20-30% di cosa? Di un libro che costa 22,00€? Perché questo è il prezzo richiesto per leggere l’ultimo fantasy della Strazzulla, l’ho visto oggi in libreria appena entrata. Dunque, 22.00€ per un tomo grande e rilegato, quindi con copertina rigida. King costa un poco di più. Ma almeno è King, cazzarola, non la Strazzu… Dunque di bene in meglio: se ai prezzi lievitati astronomicamente aggiungiamo che un buon 70% di ciò che viene pubblicato è merdaccia nella sua forma più solida e nauseabonda, me ne sbatto se le librerie Arion fanno gli sconti del 25% su tutto ciò che vendono. Il 25% per cosa? Per un libro che pagherò comunque più di quanto l’avrei pagato con la lira o più di quanto vale?
Ricordate quando ho pubblicizzato su questo blog La maschera del samurai, che la Mediterranee mi ha fatto correggere a giugno e che è appena uscita in libreria? Il saggio, di 140 pagine, è in edizione economica, eppure costa 15,50€. Trentamila lire. Come un libro rilegato di grande formato prima dell’euro. Se non fosse stato per il 30% di sconto che mi hanno fatto, non l’avrei comprato.
Ormai acquisto solo sulle bancarelle, dove (bei) libri li pago 1, 2 o 3 euro, 10-15 se sono libri d’arte o comunque di grande formato; altrimenti vado nei negozi che vendono libri usati o in quelli che vendono solo fondi di magazzino al 50, anche 70% di sconto. E’ stato infatti da Remainders (che spedisce in tutta Italia) che ho comprato un nuovissimo dizionario Garzanti della lingua italiana, 2300 pagine, per 7,00€. Certo, è l’edizione del 1993, ma chissenefrega. ^_^
Qualche libro l’ho scaricato da emule perché fuori catalogo e devo ammettere che l’idea di un ebook reader non mi dispiacerebbe, se solo non costassero così tanto. Alfy ha risolto comprandosi un nuovo cellulare della Nokia (il 5800) che permette anche di leggere i file pdf, dunque i libri. Basta avere lo spazio e il software per aprirli. Mi chiedo quanto tempo ancora occorrerà agli editori per capire che il futuro della letteratura dipenderà probabilmente dalla diffusione del libro digitale, chiaramente legata al costo che pretenderanno per scaricarlo. Se facessero come gli mp3 – su IBS, ad esempio, se ne trovano tanti a meno di un euro: paghi e scarichi – la gente acquisterebbe più volentieri i libri, non credete? Si risolverebbe il problema delle giacenze di magazzino, ma soprattutto della percentuale che librai e distributori pretendono sul prezzo del libro, lasciando spesso all’autore un magro compenso. E’ vero però che ci sono lettori, come me, legati alla carta stampata, dunque refrattari – chi più, chi meno – al digitale, almeno in questo caso. Trovo che iniziative come quelle di Lulu o di Ilmiolibro siano apprezzabili tentativi di scavalcare le assurde pretese di editori, distributori e librai, sopratutto quando Lulu dà anche la possibilità di pubblicare il proprio libro in formato digitale e quindi di farlo semplicemente scaricare, non solo di stamparlo. La fregatura però è dietro l’angolo: non tutti hanno la possibilità o la voglia di leggere un romanzo in digitale al pc o su un ebook reader o peggio ancora sul telefonino. Perché non resistono a lungo davanti al monitor del pc (Alfy), perché gli ebook reader costano parecchio, perché sono refrattari alla tecnologia, perché prediligono il libro rilegato. Certo, vedere il proprio libro stampato in una libreria è tutt’altra cosa, me ne rendo conto, ma trovare anche un editore bravo e onesto è un bel paio di maniche…

Strepitosa, assolutamente da visitare! Le chilometriche gallerie scavate nel tufo e ancora oggi non del tutto esplorate risalgono nientemeno che al periodo greco-romano. Ci sono pochissimi pozzi di aerazione, eppure durante la II Guerra Mondiale il sottosuolo di Napoli è stato sfruttato dalla popolazione come rifiugio dalle persecuzioni tedesche e soprattutto dai bombardamenti aerei. Durante la visita guidata, infatti, è possibile vedere i ‘resti’ dell’ultimo conflitto qui ritrovati o portati: un carro armato, elmi tedeschi, giocattoli, utensili, vasi di coccio. Una sala è stata adibita a cantina dalle monache di un convento che qui producevano e conservavano un vino chiamato, non a caso, tufello; oggi sono in mostra soltanto le botti e i vasi di ceramica delle conserve.
La visita a Napoli Sotterranea comprende anche una piccola porzione di un teatro greco-romano inglobato nei palazzi moderni del centro città. Si accede da un’abitazione in disuso al piano terra di un palazzetto (e detta quindi ‘basso’), dove facendo scorrere il letto del vecchio proprietario (oggi poggia infatti su ruote) si accede alla botola che permette di scendere nel proscenio del teatro.
Info: www.napolisotterranea.org
Tutte le foto sono, come sempre, di Lucio.

Ce ne sono e qualcuno si trova anche su EFP, pochi però sono coloro che eccellono davvero: si tratta di persone che saltano all’occhio (o almeno dovrebbero) anche a chi ha letto poco e/o ha letto quasi solo schifezze, perché il loro stile provoca il cosiddetto effetto inginocchiatoio: leggi e ti viene l’impulso irrefrenabile di prostrarti per terra e adorarli come divinità viventi. Non è per quello che scrivono – l’argomento è suscettibile ai gusti personali – ma per come lo scrivono. E’ il modo assolutamente azzeccato di narrare come meglio non sarebbe possibile. E’ talmente inconfondibile che questi autori hanno immancabilmente un numero spropositato di letture e qualche recensione in croce. Fa rabbia, lo so, ma dovete capire che non è facile mettere una parola dietro l’altra per chi ha oliato i neuroni solo con ff/romanzacci sgrammaticati, pieni di errori di battitura e punteggiatura e zeppi di scemenze dal punto di vista stilistico e narrativo.
Con tutto il rispetto che nutro nei confronti di vari autori di ff e non, questo – per ora – è l’elenco dei mostri della narrativa in ordine alfabetico (dal mio punto di vista, sia chiaro):
Khorsheed
Lalla
Lan Awn Shee
Yami (le storie sono sotto Me on…, colonna di destra, in alto)
Se sono migliorata tanto, lo devo a loro, soprattutto a Sammy. Leggere purtroppo difficilmente basta, è sempre necessario il confronto, ovviamente con persone più brave di noi.
Se pensate di conoscere altri scrittori in grado di essere altrettanto bravi, PRIMA leggete le autrici di cui sopra e poi eventualmente segnalateli qui, ma sappiate che i requisiti minimi sono:
- stile scorrevole;
- uso limitato di aggettivi e avverbi;
- uso limitato e plausibile dell’infodump;
- uso limitato dei termini desueti;
- no ripetizioni e ridondanze;
- dialoghi realistici;
- uso ponderato del punto di vista (se è in terza persona limitata, deve rimanere ancorato al punto di vista del personaggio di turno, non zompare come una pulce su un cane come accade col narratore onniscente).
Vorrei il più possibile pubblicizzare (e venire a conoscenza di) storie di elevata qualità, i cui autori mettono il cervello in quello che scrivono e non scribacchiano solo per ricevere consensi.

Tutte le foto sono state scattate da Lucio, futuro marito di Carla aka Breed107. ^_^